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IL PROFESSORE PONZIO PILATO NON LASCIA TRASPARIRE NESSUNA EMOZIONE DELL’ARRESTO DEI LO PICCOLO

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2 pensieri su “IL PROFESSORE PONZIO PILATO NON LASCIA TRASPARIRE NESSUNA EMOZIONE DELL’ARRESTO DEI LO PICCOLO

  1. ISOLA DELLE FEMMINE 14 NOVEMBRE 2007

    IL PROFESSORE PONZIO PILATO NON LASCIA TRASPARIRE NESSUNA EMOZIONE DELL’ARRESTO DEI LO PICCOLO

    Un grande GRAZIE a tutte le forze di polizia di carabinieri di investigatori, che mettono a repentagli la propria vita, per garantire la giustizia e la legalità. Ora le istituzioni, le amministrazioni devono muoversi per attivare tutti quei provvedimenti necessari a liberarci dalle collusioni coperture e complicita’ che hanno favorito la latitanza, la penetrazione nelle pubbliche amministrazioni e il fiorire di una rete che controlla e determina l’intero apparato economico. Giardinello. Erano le 9,50 si stava discutendo di bilancio da approvare, quando hanno fatto irruzione i carabinieri arrestando Salvatore e Sandro vertice dell’organizzazione dopo Provenzano. Il procuratore antimafia Piero Grasso: “Grande soddisfazione”. L’irruzione della squadra mobile è avvenuta in una villa a Giardinello, tra Cinisi e Terrasini. Da San Lorenzo passando per Tommaso Natale Isola delle Femmine Capaci la zona industriale di Carini, Torretta (luogo di nascita del Lo Piccolo) Giardinello luogo della cattura. Dal piccolo traffico di droga al Racket alle Estorsioni: i negozi che pagano da 500 a 10.000 euro al mese, i cantieri che comprano la protezione in lavori e forniture in guardiani e in quote: il 3% per ogni appalto pubblico, 5.000 euro al mese ad appartamento. Per esempio a Torretta per una lottizzazione da 10 milioni di euro in villini: TANGENTI A Carini per un affarre da 70 case un regalo di 250 mila euro. Per tutti gli altri da 5 a 7 mila euro ad appartamento costruito. Lo sviluppo degli affari, dalle indagini in corso sembra che un ruolo determinante sia stato dato al rapporto con la politica . ad Agosto nella retata vennero arrestati l’ex sindaco Baucina impiegato presso l’ufficio tecnico del comune di Torretta l’arch Bordonarooltre alo stesso responsabile dell’ufficio Dragotta. Giri di tangenti che coinvolgeva l’ufficio tecnico del paese che, secondo gli investigatori era in mano ai boss.

    http://www.isolapulita.it

  2. ISOLA DELLE FEMMINE 14 NOVEMBRE 2007

    IL PROFESSORE PONZIO PILATO NON LASCIA TRASPARIRE NESSUNA EMOZIONE DELL’ARRESTO DEI LO PICCOLO

    Un grande GRAZIE a tutte le forze di polizia di carabinieri di investigatori, che mettono a repentagli la propria vita, per garantire la giustizia e la legalità. Ora le istituzioni, le amministrazioni devono muoversi per attivare tutti quei provvedimenti necessari a liberarci dalle collusioni coperture e complicita’ che hanno favorito la latitanza, la penetrazione nelle pubbliche amministrazioni e il fiorire di una rete che controlla e determina l’intero apparato economico. Giardinello. Erano le 9,50 si stava discutendo di bilancio da approvare, quando hanno fatto irruzione i carabinieri arrestando Salvatore e Sandro vertice dell’organizzazione dopo Provenzano. Il procuratore antimafia Piero Grasso: “Grande soddisfazione”. L’irruzione della squadra mobile è avvenuta in una villa a Giardinello, tra Cinisi e Terrasini. Da San Lorenzo passando per Tommaso Natale Isola delle Femmine Capaci la zona industriale di Carini, Torretta (luogo di nascita del Lo Piccolo) Giardinello luogo della cattura. Dal piccolo traffico di droga al Racket alle Estorsioni: i negozi che pagano da 500 a 10.000 euro al mese, i cantieri che comprano la protezione in lavori e forniture in guardiani e in quote: il 3% per ogni appalto pubblico, 5.000 euro al mese ad appartamento. Per esempio a Torretta per una lottizzazione da 10 milioni di euro in villini: TANGENTI A Carini per un affarre da 70 case un regalo di 250 mila euro. Per tutti gli altri da 5 a 7 mila euro ad appartamento costruito. Lo sviluppo degli affari, dalle indagini in corso sembra che un ruolo determinante sia stato dato al rapporto con la politica . ad Agosto nella retata vennero arrestati l’ex sindaco Baucina impiegato presso l’ufficio tecnico del comune di Torretta l’arch Bordonarooltre alo stesso responsabile dell’ufficio Dragotta. Giri di tangenti che coinvolgeva l’ufficio tecnico del paese che, secondo gli investigatori era in mano ai boss.

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    Isola delle Femmine 28.11.08

    MAFIA. LE IMPRESE DI CARINI DENUNCIANO I LORO AGUZZINI. FINISCONO IN MANETTE DIECI ESATTORI DEL RACKET

    Sono 10 le persone tratte in arresto in un’importante operazione dei Carabinieri del Comando Provinciale di Palermo, che hanno eseguito stamane i provvedimenti emessi dal GIP del Tribunale di Palermo su richiesta del Pubblico Ministero Dott. Gaetano Paci della Direzione Distrettuale Antimafia. Le indagini ricostruiscono 40 anni di mafia e pizzo nell’area industriale di Carini e si sono avvalse della collaborazione di 9 imprenditori sostenuti nel loro percorso coraggioso e responsabile dall’Associazione antiracket Libero Futuro.

    Tutto prende l’avvio da un incontro occasionale con i militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Carini: una rapina ad un’azienda della zona industriale di Carini, tre malviventi a volto scoperto che portano via gli incassi di Natale e le tredicesime dei dipendenti. I Carabinieri estendono le indagini a 360 gradi e chiedono tutto, anche approfondendo le eventuali responsabilità delle vittime del reato: “…come mai maneggiate da sempre così tanti soldi in contanti, alla vista di dipendenti, compratori e fornitori, che vanno e vengono, e non c’è nessuna misura di protezione?, non un impianto di video sorveglianza?, non una guardia giurata?….”. Le risposte inizialmente sono vaghe, poi, ad uno dei titolari dell’impresa scappa una battuta: “….noi eravamo sicuri, non era mai successo nulla, eravamo a posto!….”. Dopo qualche mese un altro spunto ai Carabinieri viene offerto dalle dichiarazioni del pentito Gaspare PULIZZI, che nella zona di Villagrazia di Carini ci giocava da piccolo, quando l’A.S.I. ancora non esisteva. Il collaboratore parla delle ditte di Carini che subiscono estorsioni. I Carabinieri si recano presso quelle ditte e cominciano a raccogliere le prime denunce, scoprendo che la voglia di rompere con il passato è forte, anche per coloro che non hanno mai avuto alternativa a quella di sottostare alle estorsioni, per decenni. In questo percorso un ruolo importante lo svolge soprattutto l’Associazione Libero Futuro che con i suoi rappresentanti e avvocati fornisce assistenza agli imprenditori: informazioni sulla tutela legale ed economica per coloro che si avvicinano alla giustizia, notizie sulle iniziative sviluppate in tutta Italia. Inizia così una collaborazione assidua e assai proficua tra l’Arma e Libero Futuro, per convincere a rompere il muro di omertà che imprigiona gli imprenditori. I risultati sono quasi insperati. Alcuni imprenditori, nelle loro denunce, partono da molto lontano, facendo risalire i loro primi “pagamenti” a 40 anni fa.

    Così si passa dai classici segnali mafiosi degli anni settanta (la cera di candela lasciata da ignoti sparsa in tutto un capannone, la classica bottiglia con i fiammiferi davanti al cancello di ingresso della ditta, alle insolite esplosioni con pochi danni) a quelli risalenti alla primavera-estate del 2007 (con escavatori dati alle fiamme e lavori che da allora non sono stati più portati avanti, perché nessuno si è offerto più di eseguirli). Gli investigatori dell’Arma, sotto la direzione del Sostituto Procuratore Gaetano Paci, raccolgono ogni riscontro, verificano ogni particolare. Si delineano compiutamente i periodi di egemonia mafiosa che si sono susseguiti nel tempo sul territorio di Carini. Si passa da PASSALACQUA Calogero, classe 1931, che regge le fila del territorio di Carini sino al 1997 circa, ai fratelli PIPITONE (Angelo Antonino, Giovan Battista e Vincenzo), ed infine, nell’ultimo periodo, quando tutti, o quasi, erano già in carcere, ai più giovani – Gaspare PULIZZI (oggi collaborante), Ferdinando GALLINA (tratto in arresto dagli stessi Carabinieri di Carini il 19 marzo) e PIPITONE Antonino, figlio di Angelo Antonino – con i vari gregari, di volta in volta incaricati della riscossione del pizzo o di effettuare i danneggiamenti di “avvertimento”: COVELLO Giulio, PASSALACQUA Giuseppe (figlio di Calogero Gio’ Battista), PECORARO Giuseppe. Conseguentemente le indagini hanno permesso di individuare i responsabili di molti danneggiamenti a cantieri o ditte, rimasti sinora ignoti.

    Per il danneggiamento del cantiere di ristrutturazione del Bed&Breakfast di via Angelo Morello, nella primavera del 2007, entrano in gioco direttamente PULIZZI Gaspare e GALLINA Ferdinando.

    C’è bisogno di far pagare la ditta che sta eseguendo i lavori e PULIZZI delega GALLINA di dare il segnale per “….vedere poi a chi si rivolge il titolare dei lavori….”. Incaricato dell’esecuzione materiale dell’operazione è PECORARO Giuseppe. Nella notte del 15 maggio 2008 vengono fracassati tutti i vetri delle macchine operatrici presenti sul cantiere e sono danneggiati alcune parti della costruzione in via di ultimazione. Sul posto viene lasciato, quindi, l’”avvertimento”: una bottiglietta di benzina con i fiammiferi legati al tappo con nastro adesivo. L’estorsione, alla fine, va a buon fine e l’imprenditore paga 20.000 euro come “messa a posto”, nelle mani dello stesso Ferdinando GALLINA. La prosecuzione delle indagini da parte dei Carabinieri fa emergere anche le nuove leve di cosa nostra, pronte a raccogliere il testimone di una lunga storia di violenza e oppressione.

    CONIGLIARO Antonino e FERRANTI Massimiliano sono stati sorpresi dalle telecamere dei Carabinieri mentre, durante una notte, apponevano catene con lucchetti di grosse dimensioni ai cancelli di due aziende dell’area industriale. Ad avvalorare i riscontri probatori giungono anche le conversazioni telefoniche tra i soggetti che si scambiano in più occasioni suggerimenti su come portare a termine le intimidazioni nel modo più efficace. Frasi come: “…al buio è meglio, non ci vedono in faccia…con il cappellino..” oppure: “…portami un catenaccio, che si è rotto da me…”, e sempre dello stesso tenore, nei giorni seguenti, “…vedi che quel coso non lo trovo io…” – “…allora lo devo comprare?…” – “…allora non hai capito niente che mi serviva ora…” – “…lo vado a comprare…dai…che devo fare…soldi non ne avevo e…” ; “…tra venti minuti ti vengo a prendere…” (conversazione intercettata alcune decine di minuti prima del verificarsi dell’atto intimidatorio); “…brutti discorsi…” – “…gli bruciamo il villino così…” (conversazione intercettata qualche settimana dopo il danneggiamento), risultano, alla luce di tutti i riscontri, assolutamente inequivocabili.

    L’attività estorsiva non si è limitata alla riscossione di denaro, periodica (dai 3.000 ai 10.000 euro annuali in due tranche, a Natale e a Pasqua) o una tantum (20/30.000, ma anche 50/60.000, euro, per singoli appalti di lavoro), ma si è estesa all’assunzione di persone “segnalate”, che diventavano anche i “sensori” dell’andamento economico dell’impresa per valutare la “quota” da richiedere o l’imposizione del lavoro di talune ditte direttamente gestite da affiliati. È il caso dell’azienda di movimento terra di PIPITONE Antonino, figlio del più anziano dei fratelli PIPITONE (Angelo Antonino) che in pratica operava in pieno monopolio di fatto su tutta la zona di Carini e dintorni. Addirittura, quando dopo il suo arresto un imprenditore che, come riferisce il pentito PULIZZI, “si è sempre rivolto per i movimenti terra a Nino”, decide, per alcuni lavori di sbancamento, di rivolgersi ad un’altra ditta, perché ritiene “inopportuno” rivolgersi a quella di cui è titolare un soggetto da pochi mesi arrestato e detenuto in carcere per reati di mafia (il PIPITONE Antonino, appunto), dopo un solo giorno di lavori, durante la notte, un escavatore viene completamente dato alle fiamme, l’imprenditore si ritira e gli scavi, dopo quell’unico giorno di lavoro, sono rimasti nello stesso stato finora.

    L’aspetto qualificante dell’operazione è la stretta connessione dell’attività info-investigativa dell’Arma con le denunce degli imprenditori che, per la prima volta a Palermo, hanno deciso di avviare contestualmente un percorso di collaborazione, sciogliendo ogni ambiguità, per ripercorrere le vicende di una vita imprenditoriale vessata dalle intimidazioni e dalle pressioni malavitose. Sono stati tratti in arresto: • PASSALACQUA Calogero Gio’ Battista, nato a Carini (PA) il 07.06.1931, in atto agli arresti domiciliari per Associazione di Tipo Mafioso ed altro; • PASSALACQUA Giuseppe, nato a Carini (PA) il 21.02.1975, detenuto per Associazione di Tipo Mafioso ed altro nel carcere di Palmi (RC); • PIPITONE Angelo Antonino, nato a Carini (PA) il 30.08.1943, detenuto per Associazione di Tipo Mafioso ed altro nel carcere di Melfi (PZ); • PIPITONE Vincenzo, nato a Torretta (PA) il 05.02.1956, detenuto per Associazione di Tipo Mafioso ed altro nel carcere di L’Aquila; • PIPITONE Antonino, nato a Palermo il 02.05.1969, detenuto per Associazione di Tipo Mafioso ed altro nel carcere di Palermo (“Pagliarelli”); • COVELLO Giulio, nato a Carini (PA) il 14.02.1955, detenuto per Associazione di Tipo Mafioso ed altro nel carcere di Taranto; • CANGIALOSI Girolamo, nato a Carini (PA) il 12.11.1958, detenuto per Associazione di Tipo Mafioso ed altro nel carcere di Palermo (“Ucciardone”); • PECORARO Giuseppe, nato a Carini (PA) il 21.02.1975, detenuto per Associazione di Tipo Mafioso ed altro nel carcere di Palermo (“Pagliarelli”); • CONIGLIARO Antonino, nato Carini (PA) il 13.09.1966, ivi residente via Lipari 22, coniugato, muratore, pregiudicato; • FERRANTI Massimiliano, nato Carini (PA) il 15.11.1976, ivi residente contrada Dietro Cappuccini snc, coniugato, muratore, pregiudicato.

    http://www.teleoccidente.it/wp/?p=866

    CAPUTO CHIEDE ATTIVITA’ ISPETTIVA DELLA COMMISSIONE REGIONALE ANTIMAFIA AL COMUNE DI CARINI CARINI. IL SINDACO LA FATA SI COMPLIMENTA CON LE FORZE DELL’ORDINE PER GLI ARRESTI E RISPONDE A CAPUTO

    “ Le dichiarazioni rese ai Magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia da parte del collaboratore di giustizia Gaspare Pulizzi sui rapporti tra mafia e Politica a Carini e sulla presenza di un politico in grado di tutelare gli interessi del clan mafioso dei Pipitone all’interno degli uffici comunali, sono gravissime e dirompenti e impongono l’avvio di una attivita’ ispettiva da parte della Commissione regionale antimafia.” A dichiararlo è Salvino Caputo, componente della commissione regionale Antimafia che ha chiesto di avviare una indagine ispettiva presso il Comune di Carini per verificare se sussistono timori di condizionamenti amministrativi da parte del clan mafioso di Carini. E’ di ieri la notizia pubblicata dal quotidiano La Repubblica “Appena un anno fa – ha continuato Caputo – avevo presentato una interrogazione parlamentare in quanto avevo affermato forti preoccupazioni in ordine ad alcune scelte urbanistiche dell’Ufficio tecnico, anche alla luce di un esposto presentato ai Carabinieri da parte di un noto professionista di Carini. La decisione di attivare una indagine è doverosa, in quanto la accusa proviene da un ciollaboratore da sempre vicino al clan dei Lo Piccolo e anche perche’ Carini è un Comune al centro di grandi interessi istituzionali e imprenditoriali da sempre nel mirino della Mafia.

    http://www.teleoccidente.it/wp/?p=873

    Ringraziamo le forze dell’ordine per l’attività svolta nel territorio di contrasto al fenomeno mafioso e siamo vicini a coloro i quali hanno subito e subiscono a causa del condizionamento mafioso. Siamo a disposizione di qualsiasi commissione, e in particolare saremmo lieti che la Commissione Regionale Antimafia verificasse l’attività messa in atto dal mio comune sulla correttezza degli atti politico-amministrativi che sono alla base di qualsiasi contrasto al fenomeno mafioso e in particolare sul rispetto puntiglioso dei protocolli di legalità siglati con la Prefettura e sulla enorme mole di lavoro avviato come mai prima sui beni confiscati, alcuni dei quali proprio a danno dei principali esponenti di “cosa nostra” del carinese. Ciò perché noi dell’amministrazione di Carini abbiamo l’abitudine di lavorare in silenzio e con senso di responsabilità, senza proclami come spesso è abituato a fare l’ex sindaco di Monreale Salvino Caputo. Sarei più sereno però se l’On Caputo chiedesse la stessa cosa per il Comune di Monreale, dove certamente il fenomeno mafioso non è meno diffuso e dove altrettante indagini importanti e delicate sono state avviate da parte degli organi inquirenti, in particolare durante la sua Amministrazione.

    http://www.teleoccidente.it/wp/?p=881

    http://iltimone.blogspot.com

    Arresti di mafia tra Borgetto e Partinico
    07:47 – 3 anni fa
    Guerra di mafia fra le cosche di Palermo Arrestate 16 persone. Azzerato il mandamento di Partinico e Borsetto In due anni e mezzo la guerra fra le cosche mafiose del palermitano ha provocato sei vittime e alcuni feriti, fra cui un boss. Una faida sanguinosa per il controllo del territorio in una vasta area a cavallo tra le province di Palermo e Trapani: da un lato le cosche guidate dal boss Lo Piccolo, che tentavano di espandersi verso il trapanese, dall’altro il clan del latitante Matteo Messina Denaro. I carabinieri del Gruppo di Monreale sono riusciti a fare luce su questi delitti e sui retroscena dello scontro; dall’indagine emergono anche collegamenti tra le famiglie palermitane e quelle degli Stati Uniti. L’inchiesta, denominata “Carthago”, è sfociata in 16 ordini di custodia richiesti dalla Dda di Palermo, decapitando di fatto i vertici delle cosche di Borgetto e Partinico, due paesi della palermitano, definiti dagli stessi indagati nelle intercettazioni, il “far west della mafia”. Alcuni indagati, per mettersi al riparo da possibili vendette, avrebbero trovato riparo negli Usa. Per essere sicuri che i loro piani di morte andassero a buon fine, gli uomini del clan di Partinico si esercitavano a sparare sui cani randagi nelle campagne di Borgetto. In un caso i carabinieri all’ascolto delle microspie installate sulle auto di tre “picciotti”, arrestati stamani, registrarono i piani per assassinare un rivale e i colpi esplosi contro gli animali. La Lav ha annunciato che si costituirà parte civile contro gli autori di questi “delitti”. Gli investigatori in due anni di indagini sono riusciti a disegnare i nuovi equilibri mafiosi del palermitano. Il capo della procura di Palermo, Francesco Messineo, spiega:”Il territorio di Partinico è inquinato da un’alta densità di presenza mafiosa. Per questo l’operazione è molto importante”. La “guerra di mafia”, dalle indagini, sembrava essersi conclusa a favore della fazione capeggiata da Salvatore Corrao e Nicolà Salto, entrambi raggiunti da provvedimento cautelare. I carabinieri hanno registrato che il denaro necessario per il sostentamento dei detenuti ed il mantenimento dei familiari dei mafiosi, cominciava ad essere assicurato dalle attività illecite, che erano appannaggio esclusivo della gestione “vincente”. Una circostanza confermata anche da un foglietto con la lista degli imprenditori che pagavano il “pizzo” sequestrato alcuni mesi fa dai carabinieri ad Antonio Salto, figlio minore del boss di Borgetto, fermato a un posto di blocco con 70 mila euro in contanti. http://www.siciliainformazioni.com/giornale/cronacaregionale/41437/guerra-mafia-cosche-palermo-arrestate-persone-azzerato-mandamento-partinico-borgetto.htm L´ipermercato e la mafia: condanne a raffica Otto anni e mezzo all´ex sindaco di Villabate, sette all´imprenditore Marussig di Alessandra Ziniti Il centro commerciale non si è mai fatto, ma per il patto di ferro che politici, imprenditori e professionisti avevano stretto con i mafiosi di Villabate per la realizzazione di un grande ipermercato che avrebbe portato affari, posti di lavoro e potere, il conto pagato è stato caro. Sono condanne per quasi mezzo secolo di carcere quelle che i giudici della quinta sezione del Tribunale, presieduta da Patrizia Spina, hanno inflitto ieri pomeriggio condannando tutti e sette gli imputati del processo, così come avevano chiesto i pm Nino Di Matteo e Lia Sava. Un processo nato dalle dichiarazioni di Francesco Campanella, esponente politico, consulente ma anche affiliato alla “famiglia” mafiosa di Villabate che, dopo il suo arresto, ha deciso di collaborare raccontando anche il viaggio di Bernardo Provenzano a Marsiglia per un intervento chirurgico. La pena più alta è stata inflitta a Giovanni La Mantia, considerato un mafioso di Ciaculli ma molto vicino anche alle “famiglie” di Villabate, che ha avuto dieci anni con l´accusa di associazione mafiosa. Condanna pesante, otto anni e sei mesi, per concorso esterno all´ex sindaco di Villabate Lorenzo Carandino, mentre gli architetti Antonio Borsellino e Rocco Aluzzo hanno avuto rispettivamente sette e otto anni di carcere, entrambi per concorso esterno in associazione mafiosa. Condanna a sette anni per l´imprenditore romano Paolo Pierfrancesco Marussig, titolare della società Asset Development e imputato di corruzione aggravata dall´aver favorito Cosa nostra. Quattro anni li ha avuti Giuseppe Daghino, anche lui socio della Asset, accusato di corruzione semplice; quattro anni e mezzo sono stati inflitti all´ex sindaco di Catania Angelo Francesco Lo Presti, imputato di riciclaggio per aver girato attraverso una sua società all´estero la prima tranche della somma che la Asset aveva pagato per oliare i meccanismi dell´approvazione del piano commerciale da parte degli organismi amministrativi. I giudici del Tribunale hanno accolto l´impianto accusatorio secondo il quale l´imprenditore romano Marussig, interessato alla costruzione del centro commerciale, avrebbe stretto un patto con la cosca capeggiata dal boss Nicola Mandalà, uomo del capomafia Bernardo Provenzano. La mafia avrebbe assicurato il consenso alla vendita dei proprietari dei terreni sui quali sarebbe dovuta sorgere la struttura e le necessarie modifiche del piano regolatore comunale, grazie ai contatti strettissimi tra Mandalà e l´allora sindaco Carandino. In cambio le cosche avrebbero ottenuto la scelta del 30 per cento delle ditte che avrebbero dovuto eseguire i lavori e gestire i negozi dell´ipermercato e l´imposizione del 20 per cento dei dipendenti da assumere. A mediare il rapporto tra il clan e la Asset, che aveva il compito di sviluppare il progetto, sarebbero stati, tra gli altri, i due architetti condannati, Aluzzo e Borsellino. Per ottenere l´appoggio presso l´amministrazione locale, poi, l´impresa si sarebbe impegnata a versare una tangente di 300 milioni di lire. Il collettore della tangente sarebbe stato proprio l´attuale collaboratore di giustizia Francesco Campanella, ex presidente del Consiglio comunale, poi consulente del sindaco Carandino. E ora, come ha annunciato il presidente Spina, rischiano un processo per falsa testimonianza tre testimoni proprietari di terreni sui quali sarebbe dovuto sorgere il centro commerciale. Il procuratore Francesco Messineo commenta: «È una sentenza molto importante perché conferma che esiste uno spazio di affermazione di responsabilità per il concorso esterno in associazione mafiosa, sulla cui configurabilità ci sono state di recente molte polemiche». (20 gennaio 2009)

    http://palermo.repubblica.it/dettaglio/Mafia-maxi-condanne-per-lipermercato-di-Villabate/1577677?ref=rephp

    http://www.isolapulita.it

    http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2009/01/lipermercato-e-la-mafia-condanne_21.html

    ARRESTATO A ISOLA SPACCIATORE

    10 giugno 2008

    ARRESTATO SPACCIATORE A ISOLA GIUGNO 2008 UN GRANDE GRAZIE AI CARABINIERI DI ISOLA DELLE FEMMINE Hanno fermato e arrestato uno spacciatore di droga, scoperti nascosto nel giardino della sua casa hashish e cocaina. Ricordiamo sempre le parole del nostro Sindaco che ci parlava di Isola delle femmine”…come un’Isola felice dove certe cose non accadono…”. Non è forse il caso di prestare più attenzione e risorse al controllo del territorio ai fini di una prevenzione di certi fenomeni che minano pericolosamente la nostra Comunità. Cosa ne pensa Signor Sindaco?

    Comitato Cittadino Isola Pulita http;//www.isolapulita.it

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