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MAFIA. LE IMPRESE DI CARINI DENUNCIANO I LORO AGUZZINI. FINISCONO IN MANETTE DIECI ESATTORI DEL RACKET

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2 pensieri su “MAFIA. LE IMPRESE DI CARINI DENUNCIANO I LORO AGUZZINI. FINISCONO IN MANETTE DIECI ESATTORI DEL RACKET

  1. Isola delle Femmine 28.11.08

    MAFIA. LE IMPRESE DI CARINI DENUNCIANO I LORO AGUZZINI. FINISCONO IN MANETTE DIECI ESATTORI DEL RACKET

    Sono 10 le persone tratte in arresto in un’importante operazione dei Carabinieri del Comando Provinciale di Palermo, che hanno eseguito stamane i provvedimenti emessi dal GIP del Tribunale di Palermo su richiesta del Pubblico Ministero Dott. Gaetano Paci della Direzione Distrettuale Antimafia. Le indagini ricostruiscono 40 anni di mafia e pizzo nell’area industriale di Carini e si sono avvalse della collaborazione di 9 imprenditori sostenuti nel loro percorso coraggioso e responsabile dall’Associazione antiracket Libero Futuro.

    Tutto prende l’avvio da un incontro occasionale con i militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Carini: una rapina ad un’azienda della zona industriale di Carini, tre malviventi a volto scoperto che portano via gli incassi di Natale e le tredicesime dei dipendenti. I Carabinieri estendono le indagini a 360 gradi e chiedono tutto, anche approfondendo le eventuali responsabilità delle vittime del reato: “…come mai maneggiate da sempre così tanti soldi in contanti, alla vista di dipendenti, compratori e fornitori, che vanno e vengono, e non c’è nessuna misura di protezione?, non un impianto di video sorveglianza?, non una guardia giurata?….”. Le risposte inizialmente sono vaghe, poi, ad uno dei titolari dell’impresa scappa una battuta: “….noi eravamo sicuri, non era mai successo nulla, eravamo a posto!….”. Dopo qualche mese un altro spunto ai Carabinieri viene offerto dalle dichiarazioni del pentito Gaspare PULIZZI, che nella zona di Villagrazia di Carini ci giocava da piccolo, quando l’A.S.I. ancora non esisteva. Il collaboratore parla delle ditte di Carini che subiscono estorsioni. I Carabinieri si recano presso quelle ditte e cominciano a raccogliere le prime denunce, scoprendo che la voglia di rompere con il passato è forte, anche per coloro che non hanno mai avuto alternativa a quella di sottostare alle estorsioni, per decenni. In questo percorso un ruolo importante lo svolge soprattutto l’Associazione Libero Futuro che con i suoi rappresentanti e avvocati fornisce assistenza agli imprenditori: informazioni sulla tutela legale ed economica per coloro che si avvicinano alla giustizia, notizie sulle iniziative sviluppate in tutta Italia. Inizia così una collaborazione assidua e assai proficua tra l’Arma e Libero Futuro, per convincere a rompere il muro di omertà che imprigiona gli imprenditori. I risultati sono quasi insperati. Alcuni imprenditori, nelle loro denunce, partono da molto lontano, facendo risalire i loro primi “pagamenti” a 40 anni fa.

    Così si passa dai classici segnali mafiosi degli anni settanta (la cera di candela lasciata da ignoti sparsa in tutto un capannone, la classica bottiglia con i fiammiferi davanti al cancello di ingresso della ditta, alle insolite esplosioni con pochi danni) a quelli risalenti alla primavera-estate del 2007 (con escavatori dati alle fiamme e lavori che da allora non sono stati più portati avanti, perché nessuno si è offerto più di eseguirli). Gli investigatori dell’Arma, sotto la direzione del Sostituto Procuratore Gaetano Paci, raccolgono ogni riscontro, verificano ogni particolare. Si delineano compiutamente i periodi di egemonia mafiosa che si sono susseguiti nel tempo sul territorio di Carini. Si passa da PASSALACQUA Calogero, classe 1931, che regge le fila del territorio di Carini sino al 1997 circa, ai fratelli PIPITONE (Angelo Antonino, Giovan Battista e Vincenzo), ed infine, nell’ultimo periodo, quando tutti, o quasi, erano già in carcere, ai più giovani – Gaspare PULIZZI (oggi collaborante), Ferdinando GALLINA (tratto in arresto dagli stessi Carabinieri di Carini il 19 marzo) e PIPITONE Antonino, figlio di Angelo Antonino – con i vari gregari, di volta in volta incaricati della riscossione del pizzo o di effettuare i danneggiamenti di “avvertimento”: COVELLO Giulio, PASSALACQUA Giuseppe (figlio di Calogero Gio’ Battista), PECORARO Giuseppe. Conseguentemente le indagini hanno permesso di individuare i responsabili di molti danneggiamenti a cantieri o ditte, rimasti sinora ignoti.

    Per il danneggiamento del cantiere di ristrutturazione del Bed&Breakfast di via Angelo Morello, nella primavera del 2007, entrano in gioco direttamente PULIZZI Gaspare e GALLINA Ferdinando.

    C’è bisogno di far pagare la ditta che sta eseguendo i lavori e PULIZZI delega GALLINA di dare il segnale per “….vedere poi a chi si rivolge il titolare dei lavori….”. Incaricato dell’esecuzione materiale dell’operazione è PECORARO Giuseppe. Nella notte del 15 maggio 2008 vengono fracassati tutti i vetri delle macchine operatrici presenti sul cantiere e sono danneggiati alcune parti della costruzione in via di ultimazione. Sul posto viene lasciato, quindi, l’”avvertimento”: una bottiglietta di benzina con i fiammiferi legati al tappo con nastro adesivo. L’estorsione, alla fine, va a buon fine e l’imprenditore paga 20.000 euro come “messa a posto”, nelle mani dello stesso Ferdinando GALLINA. La prosecuzione delle indagini da parte dei Carabinieri fa emergere anche le nuove leve di cosa nostra, pronte a raccogliere il testimone di una lunga storia di violenza e oppressione.

    CONIGLIARO Antonino e FERRANTI Massimiliano sono stati sorpresi dalle telecamere dei Carabinieri mentre, durante una notte, apponevano catene con lucchetti di grosse dimensioni ai cancelli di due aziende dell’area industriale. Ad avvalorare i riscontri probatori giungono anche le conversazioni telefoniche tra i soggetti che si scambiano in più occasioni suggerimenti su come portare a termine le intimidazioni nel modo più efficace. Frasi come: “…al buio è meglio, non ci vedono in faccia…con il cappellino..” oppure: “…portami un catenaccio, che si è rotto da me…”, e sempre dello stesso tenore, nei giorni seguenti, “…vedi che quel coso non lo trovo io…” – “…allora lo devo comprare?…” – “…allora non hai capito niente che mi serviva ora…” – “…lo vado a comprare…dai…che devo fare…soldi non ne avevo e…” ; “…tra venti minuti ti vengo a prendere…” (conversazione intercettata alcune decine di minuti prima del verificarsi dell’atto intimidatorio); “…brutti discorsi…” – “…gli bruciamo il villino così…” (conversazione intercettata qualche settimana dopo il danneggiamento), risultano, alla luce di tutti i riscontri, assolutamente inequivocabili.

    L’attività estorsiva non si è limitata alla riscossione di denaro, periodica (dai 3.000 ai 10.000 euro annuali in due tranche, a Natale e a Pasqua) o una tantum (20/30.000, ma anche 50/60.000, euro, per singoli appalti di lavoro), ma si è estesa all’assunzione di persone “segnalate”, che diventavano anche i “sensori” dell’andamento economico dell’impresa per valutare la “quota” da richiedere o l’imposizione del lavoro di talune ditte direttamente gestite da affiliati. È il caso dell’azienda di movimento terra di PIPITONE Antonino, figlio del più anziano dei fratelli PIPITONE (Angelo Antonino) che in pratica operava in pieno monopolio di fatto su tutta la zona di Carini e dintorni. Addirittura, quando dopo il suo arresto un imprenditore che, come riferisce il pentito PULIZZI, “si è sempre rivolto per i movimenti terra a Nino”, decide, per alcuni lavori di sbancamento, di rivolgersi ad un’altra ditta, perché ritiene “inopportuno” rivolgersi a quella di cui è titolare un soggetto da pochi mesi arrestato e detenuto in carcere per reati di mafia (il PIPITONE Antonino, appunto), dopo un solo giorno di lavori, durante la notte, un escavatore viene completamente dato alle fiamme, l’imprenditore si ritira e gli scavi, dopo quell’unico giorno di lavoro, sono rimasti nello stesso stato finora.

    L’aspetto qualificante dell’operazione è la stretta connessione dell’attività info-investigativa dell’Arma con le denunce degli imprenditori che, per la prima volta a Palermo, hanno deciso di avviare contestualmente un percorso di collaborazione, sciogliendo ogni ambiguità, per ripercorrere le vicende di una vita imprenditoriale vessata dalle intimidazioni e dalle pressioni malavitose. Sono stati tratti in arresto: • PASSALACQUA Calogero Gio’ Battista, nato a Carini (PA) il 07.06.1931, in atto agli arresti domiciliari per Associazione di Tipo Mafioso ed altro; • PASSALACQUA Giuseppe, nato a Carini (PA) il 21.02.1975, detenuto per Associazione di Tipo Mafioso ed altro nel carcere di Palmi (RC); • PIPITONE Angelo Antonino, nato a Carini (PA) il 30.08.1943, detenuto per Associazione di Tipo Mafioso ed altro nel carcere di Melfi (PZ); • PIPITONE Vincenzo, nato a Torretta (PA) il 05.02.1956, detenuto per Associazione di Tipo Mafioso ed altro nel carcere di L’Aquila; • PIPITONE Antonino, nato a Palermo il 02.05.1969, detenuto per Associazione di Tipo Mafioso ed altro nel carcere di Palermo (“Pagliarelli”); • COVELLO Giulio, nato a Carini (PA) il 14.02.1955, detenuto per Associazione di Tipo Mafioso ed altro nel carcere di Taranto; • CANGIALOSI Girolamo, nato a Carini (PA) il 12.11.1958, detenuto per Associazione di Tipo Mafioso ed altro nel carcere di Palermo (“Ucciardone”); • PECORARO Giuseppe, nato a Carini (PA) il 21.02.1975, detenuto per Associazione di Tipo Mafioso ed altro nel carcere di Palermo (“Pagliarelli”); • CONIGLIARO Antonino, nato Carini (PA) il 13.09.1966, ivi residente via Lipari 22, coniugato, muratore, pregiudicato; • FERRANTI Massimiliano, nato Carini (PA) il 15.11.1976, ivi residente contrada Dietro Cappuccini snc, coniugato, muratore, pregiudicato.

    http://www.teleoccidente.it/wp/?p=866

    CAPUTO CHIEDE ATTIVITA’ ISPETTIVA DELLA COMMISSIONE REGIONALE ANTIMAFIA AL COMUNE DI CARINI CARINI. IL SINDACO LA FATA SI COMPLIMENTA CON LE FORZE DELL’ORDINE PER GLI ARRESTI E RISPONDE A CAPUTO “ Le dichiarazioni rese ai Magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia da parte del collaboratore di giustizia Gaspare Pulizzi sui rapporti tra mafia e Politica a Carini e sulla presenza di un politico in grado di tutelare gli interessi del clan mafioso dei Pipitone all’interno degli uffici comunali, sono gravissime e dirompenti e impongono l’avvio di una attivita’ ispettiva da parte della Commissione regionale antimafia.” A dichiararlo è Salvino Caputo, componente della commissione regionale Antimafia che ha chiesto di avviare una indagine ispettiva presso il Comune di Carini per verificare se sussistono timori di condizionamenti amministrativi da parte del clan mafioso di Carini. E’ di ieri la notizia pubblicata dal quotidiano La Repubblica “Appena un anno fa – ha continuato Caputo – avevo presentato una interrogazione parlamentare in quanto avevo affermato forti preoccupazioni in ordine ad alcune scelte urbanistiche dell’Ufficio tecnico, anche alla luce di un esposto presentato ai Carabinieri da parte di un noto professionista di Carini. La decisione di attivare una indagine è doverosa, in quanto la accusa proviene da un ciollaboratore da sempre vicino al clan dei Lo Piccolo e anche perche’ Carini è un Comune al centro di grandi interessi istituzionali e imprenditoriali da sempre nel mirino della Mafia.

    http://www.teleoccidente.it/wp/?p=873

    Ringraziamo le forze dell’ordine per l’attività svolta nel territorio di contrasto al fenomeno mafioso e siamo vicini a coloro i quali hanno subito e subiscono a causa del condizionamento mafioso. Siamo a disposizione di qualsiasi commissione, e in particolare saremmo lieti che la Commissione Regionale Antimafia verificasse l’attività messa in atto dal mio comune sulla correttezza degli atti politico-amministrativi che sono alla base di qualsiasi contrasto al fenomeno mafioso e in particolare sul rispetto puntiglioso dei protocolli di legalità siglati con la Prefettura e sulla enorme mole di lavoro avviato come mai prima sui beni confiscati, alcuni dei quali proprio a danno dei principali esponenti di “cosa nostra” del carinese. Ciò perché noi dell’amministrazione di Carini abbiamo l’abitudine di lavorare in silenzio e con senso di responsabilità, senza proclami come spesso è abituato a fare l’ex sindaco di Monreale Salvino Caputo. Sarei più sereno però se l’On Caputo chiedesse la stessa cosa per il Comune di Monreale, dove certamente il fenomeno mafioso non è meno diffuso e dove altrettante indagini importanti e delicate sono state avviate da parte degli organi inquirenti, in particolare durante la sua Amministrazione.

    http://www.teleoccidente.it/wp/?p=881

    http://iltimone.blogspot.com

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